Neuro-Auditory Protection

Aurivit: integratore per acufeni e benessere dell’udito

Sette attivi in una capsula da 500 mg: ginkgo biloba e rodiola rosea titolati, magnesio, zinco, vitamina B12, vitamina A e vitamina B2. Due capsule al giorno portano 240 mg di ginkgo e 480 mg di rodiola: quantità dichiarate in etichetta per capsula e per giornata, con gli estratti titolati lotto dopo lotto.

  • Pagamento alla consegna
  • 440,3 mg di attivi per capsula
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  • Direttamente dal produttore
Aurivit — sito ufficiale del produttore
20 capsule
39 € 78 € −50%

3,90 € al giorno · 2 capsule · 10 giorni a confezione

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Che cos’è Aurivit

Aurivit è un integratore alimentare in capsule per il benessere dell’udito. Una confezione contiene 20 capsule; se ne prendono due al giorno, quindi una confezione copre dieci giorni pieni.

Ogni capsula pesa 500 mg e ne contiene 440,3 di attivi: l’88% del peso. Il resto è l’involucro e ciò che serve a tenere la polvere stabile. Non ci sono riempitivi decorativi né estratti a dose simbolica.

I cinque nutrienti della formula hanno indicazioni autorizzate in Europa e sono quelle che scriviamo: normale funzionamento del sistema nervoso, protezione delle cellule dallo stress ossidativo, riduzione della stanchezza e dell’affaticamento, e le altre riportate in etichetta. Sono funzioni generali dell’organismo: nessuna di esse riguarda l’udito, la coclea o le vie uditive, perché un’indicazione del genere in Europa non esiste per nessun nutriente. Ginkgo e rodiola sono la parte più pesante della capsula e sono anche quella su cui diciamo di meno: di loro dichiariamo specie, quantità e titolazione, nient’altro.

  • 20capsule a confezione
  • 2capsule al giorno
  • 500 mgpeso di una capsula
  • 88%attivi sul totale

I sintomi dell’acufene e chi ne soffre

Il suono che non arriva da fuori è il sintomo principale, ma quasi mai è l’unico: alla visita i pazienti raccontano anche la fatica a seguire una conversazione nel rumore, il volume della TV che sale, il sonno che si accorcia. Chi soffre di acufene di solito ha superato i quarant’anni, ma l’età non è l’unico filtro: fra i clienti ci sono muratori, batteristi, tecnici del suono e trentenni che passano otto ore in open space con le cuffie. Questi sono i sintomi che ci sentiamo descrivere più spesso al telefono.

Uomo seduto in poltrona la sera in una stanza silenziosa, con un fischio nell’orecchio

Il fischio si sente di più la sera

Di giorno il rumore di fondo lo copre. Quando la casa si azzittisce, torna a farsi sentire e diventa il pensiero fisso prima di dormire. È il sintomo con cui quasi tutti arrivano alla prima visita: non il volume, ma l’ora in cui si accende.

Due persone a tavola al ristorante che si sporgono per sentirsi meglio nel brusio

«Scusa, puoi ripetere?» al ristorante

Le parole ci sono, ma nel brusio si impastano. Seguire una conversazione a tavola richiede uno sforzo che prima non serviva. In audiologia è un sintomo che si valuta a parte, perché la difficoltà a capire dentro il rumore compare spesso prima che l’audiometria mostri una perdita evidente.

Coppia sul divano davanti alla televisione con il volume alzato

Il volume della TV sale di due tacche

Se ne accorgono prima gli altri. È il segnale più comune, e il più facile da ignorare per mesi. Chi soffre di acufene convive spesso anche con una perdita uditiva iniziale, e le due cose si notano insieme proprio qui.

Cellule ciliate della coclea viste da vicino

Anni di rumore alle spalle

Cantiere, sala prove, officina, cuffie a volume alto. L’esposizione prolungata al rumore è la prima causa di danni all’apparato uditivo, e le cellule ciliate non si rigenerano: quello che resta va protetto da lì in avanti.

Fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni: i rumori dell’acufene

L’acufene è la percezione di un suono che non arriva da fuori. Chi ci telefona lo descrive quasi sempre con una di queste quattro parole — fischi, ronzii, fruscii, pulsazioni — e la parola conta: il tipo di suono, se è continuo o va e viene, se riguarda un orecchio o tutti e due sono le prime cose che ti chiede un otorinolaringoiatra, e sono quelle che indirizzano gli accertamenti.

  • Il fischio acuto

    È la descrizione più frequente. Un tono alto e sottile, quasi sempre costante, che di giorno il rumore di fondo copre e la sera torna a galla. Molti lo collocano dentro la testa più che dentro l’orecchio. Se compare dopo un concerto o una giornata in cantiere di solito dura poche ore; se resta per settimane va fatto vedere.

  • Il ronzio basso

    Un rumore sordo e continuo, tipo trasformatore o frigorifero acceso nella stanza accanto. Come intensità disturba meno del fischio, ma logora perché non si interrompe mai: è quello che ricorre di più quando si parla di difficoltà a concentrarsi e a prendere sonno.

  • Il fruscio e il sibilo

    Un soffio d’aria, una radio fuori frequenza, il rumore del vapore che esce. Spesso è intermittente: sparisce per giorni e poi torna, e proprio per questo viene rimandato più a lungo. Può interessare un orecchio solo o entrambi, e quale dei due conta per capire da dove arriva.

  • L’acufene pulsante

    Si sente a ritmo, in sincronia con il battito del cuore. È l’unica forma che ha quasi sempre una spiegazione vascolare o pressoria dietro, e per questo non si gestisce da soli: pressione arteriosa e visita otorinolaringoiatrica vengono prima di qualsiasi integratore, Aurivit compreso.

  • Quando i suoni sono più di uno

    Non è raro sentire due rumori insieme — un fischio acuto sopra un ronzio di fondo — o un suono che cambia carattere nell’arco della settimana. Non è un peggioramento in sé: a cambiare è la percezione, non per forza quello che l’ha provocata. Vale la pena annotare per qualche giorno quando si accende, dove lo collochi, cosa stavi facendo. Sono informazioni che al medico servono più di qualsiasi aggettivo, e che dopo un mese nessuno ricorda con precisione.

Da dove arriva: le cause più frequenti

L’acufene non è una malattia, è un sintomo, e nella maggior parte dei casi la causa precisa non si identifica. Si conoscono bene, invece, i fattori che lo fanno comparire e quelli che lo fanno sentire di più. Sono due cose diverse, e confonderle è il motivo per cui tante persone provano rimedi che con il loro caso non c’entrano. Le cause specifiche — quelle con un nome e una gestione propria — sono una minoranza, ma vanno escluse per prime, e le esclude un medico. Aurivit è un integratore alimentare: non cura né previene l’acufene e non sostituisce la visita specialistica.

Anni di rumore alle spalle
È la causa più comune. L’esposizione ripetuta al rumore forte produce danni alle cellule ciliate della coclea, che non si rigenerano; il cervello prova a compensare il segnale che non riceve più, e quello che percepisci è il risultato di quel tentativo. Cantieri, sale prove, officine — ma anche l’uso quotidiano delle cuffie a volume alto, otto ore al giorno. È anche l’unica causa su cui si può agire prima: i danni da rumore non si recuperano, si prevengono.
L’età e il calo dell’udito
Con gli anni la coclea perde efficienza, e l’acufene spesso arriva insieme all’ipoacusia, non al posto suo. È il motivo per cui la prima mossa sensata non è comprare qualcosa ma fare un esame audiometrico: chi scopre una perdita uditiva ha davanti opzioni diverse da chi non ce l’ha.
Stress e tensione nervosa
Lo stress raramente crea l’acufene dal nulla, ma cambia quanto lo senti. Nei periodi di carico la soglia si abbassa, il suono sembra più forte, e la preoccupazione per il suono aumenta la tensione. È un circolo che si autoalimenta, ed è la parte del problema su cui si riesce davvero a intervenire.
Tappo di cerume e infezioni
Sono le cause più banali e le uniche che si chiudono in una seduta. Un accumulo di cerume nel condotto, un’otite dell’orecchio medio, un raffreddore che congestiona la tuba di Eustachio: qui l’acufene se ne va quando se ne va la causa. Vale la pena escluderle prima di tutto il resto.
Pressione arteriosa e farmaci
Gli sbalzi pressori, l’ipertensione e i problemi di circolazione stanno dietro a buona parte degli acufeni pulsanti. E ci sono farmaci noti per essere tossici per l’orecchio: alcuni antibiotici, certi chemioterapici, l’acido acetilsalicilico a dosi alte e prolungate. Se il fischio è comparso dopo l’inizio di una terapia, parlane con chi te l’ha prescritta prima di cambiare qualcosa da solo.
Malattia di Ménière e altre cause specifiche
Quando l’acufene arriva insieme a vertigini che durano ore, a un senso di orecchio pieno e a un udito che va e viene, il sospetto è la malattia di Ménière, e la diagnosi la fa un otorinolaringoiatra. Più raro, e per questo cercato soprattutto quando il disturbo riguarda un orecchio solo, è il neurinoma dell’acustico. Sono cause specifiche, con un percorso di cura proprio: si escludono per prime perché cambiano tutto quello che viene dopo.
Salute generale: tiroide, glicemia, anemia, carenze
Anemia, tiroide che lavora male, diabete mal compensato, carenze nutrizionali: compaiono spesso nella lista di controllo del medico non perché siano la spiegazione tipica di un acufene, ma perché sono condizioni frequenti, si vedono con un esame del sangue e si trattano. Se sospetti una carenza, gli esami li chiedi al tuo medico. Nessun integratore, il nostro compreso, sostituisce quel prelievo.

Convivere con l’acufene: cosa cambia davvero in una giornata

Quando parliamo con chi ci scrive o ci telefona, quasi nessuno ci parla di volume. Ci parlano delle due ore per addormentarsi, della pagina riletta tre volte, dell’invito a cena rifiutato. Un acufene si misura in ore sottratte, non in decibel. Nessuna di queste cose si risolve con una capsula: più sotto trovi chi le tratta e con quali strumenti.

  1. La notte è la prima a cedere

    Al buio non resta niente che copra il suono, e il tempo per addormentarsi si allunga. Chi si sveglia alle tre lo ritrova già acceso e rimane lì ad ascoltarlo. Il giorno dopo la stanchezza abbassa la soglia: lo stesso fischio sembra più forte, e la notte successiva parte già in svantaggio. Nei questionari con cui gli specialisti valutano la gravità del disturbo, il sonno è fra le prime voci, e non per caso.

  2. L’attenzione resta agganciata

    Non è che non capisci: è che una parte dell’attenzione resta ferma sul suono e non si stacca. Leggi una pagina e ti accorgi alla fine di non averla letta. In riunione segui tutto, ma la sera sei più stanco di chi ha fatto lo stesso lavoro. Questo costo non si vede da fuori, ed è esattamente il motivo per cui le persone intorno a te lo sottovalutano.

  3. L’umore scivola prima che te ne accorga

    Prima diventi insofferente, poi eviti le discussioni, poi ti accorgi che va avanti da mesi. Ansia e umore basso sono i disturbi che nelle descrizioni cliniche accompagnano più spesso l’acufene, e si alimentano a vicenda: non è chiaro chi trascini chi. A questo si somma una difficoltà pratica: il suono lo senti solo tu. Non c’è niente da mostrare, e sentirsi dire «impara a conviverci» non ha mai aiutato nessuno.

  4. Con i mesi il giro si restringe

    Prima salti il ristorante rumoroso, poi il cinema, poi la cena con otto persone dove non riesci a seguire nessuno. E si installa un’abitudine che nessuno racconta volentieri: controllare ogni mattina se oggi è più forte di ieri. È una vigilanza continua, e logora. È anche il punto su cui lavorano di più i percorsi riabilitativi, perché è l’unico che si può cambiare senza cambiare il suono.

  5. La qualità della vita è la vera unità di misura

    Nessuno specialista misura un acufene in decibel. Si misura in quanto sonno hai perso, quanta concentrazione ti resta a fine giornata, quante attività hai smesso di fare: sono le voci dei questionari con cui i centri valutano la gravità del disturbo, e sono le stesse che i pazienti elencano quando raccontano la loro settimana. Migliorare la qualità della vita — non spegnere il suono — è l’obiettivo dichiarato dei percorsi riabilitativi, ed è un obiettivo raggiungibile.

  6. La sera si finisce a cercare online

    È il passaggio che quasi tutti fanno e quasi nessuno racconta: due ore fra forum, testimonianze e prodotti che promettono di far sparire il fischio in una settimana. Online i rimedi si vendono facili proprio perché il disturbo non si vede e i risultati non si misurano da fuori. Ne facciamo parte anche noi, e per questo ripetiamo la stessa cosa in ogni pagina: prima gli esami, poi il resto. Un integratore comprato in assenza di una diagnosi è un colpo al buio, non una scelta.

Trattamenti e terapie per l’acufene: cosa si fa davvero

Non esiste un farmaco che spenga l’acufene e non esiste un integratore che lo faccia, il nostro compreso. Esiste un percorso, fatto di cose concrete che gestiscono otorinolaringoiatri, audiologi e centri specializzati, e che ai pazienti viene proposto più o meno in quest’ordine. Li mettiamo in fila perché è quello che dovresti sapere prima di comprare qualsiasi cosa, anche da noi: sono i trattamenti da cui la gestione del disturbo comincia davvero.

Prima di tutto un esame dell’udito

La visita otorinolaringoiatrica parte dall’otoscopia — si osservano il condotto uditivo e la membrana timpanica — e prosegue con l’esame audiometrico tonale, che misura quanto senti sulle singole frequenze. Si aggiungono l’impedenzometria, che valuta la funzionalità dell’orecchio medio, e l’acufenometria, che stima frequenza e intensità del suono che percepisci. I risultati stanno su un grafico che puoi farti spiegare e portare via con te: da quel foglio dipendono tutte le scelte successive. Molte persone scoprono qui una perdita uditiva che non sapevano di avere, e da quel momento le opzioni cambiano.

Terapia del suono e mascheramento

Si usano suoni neutri — rumore bianco, fruscio, registrazioni della natura — tenuti a volume basso per ridurre il contrasto fra il silenzio e il fischio. Si fa con generatori indossabili regolati da un tecnico, con dispositivi ambientali, con cuscini dotati di altoparlante, con applicazioni dedicate. Non elimina il suono: gli toglie il primo piano. È un obiettivo diverso, ed è raggiungibile.

Apparecchi acustici, quando c’è una perdita uditiva

Se l’audiometria trova un’ipoacusia, amplificare i suoni esterni riporta segnali al cervello e sposta l’attenzione dall’acufene all’ambiente: gli apparecchi acustici migliorano la comprensione del parlato dentro il rumore, ed è la parte che i pazienti notano per prima. Molti modelli integrano anche un generatore di suono, così amplificazione e mascheramento stanno nello stesso apparecchio. Ha senso solo se la perdita c’è davvero: in assenza di una perdita documentata un apparecchio non è la strada, ed è una delle ragioni per cui l’esame viene prima.

TRT: riabituare il cervello al suono

La Tinnitus Retraining Therapy parte da un’idea precisa: il fastidio nasce perché il cervello ha classificato quel suono come un allarme. Combina arricchimento sonoro per gran parte della giornata e counselling, con l’obiettivo di farlo scivolare fra i rumori di fondo che non noti più. È un percorso lungo — si misura in mesi, non in settimane — e va seguito da un centro che lo fa di mestiere.

Terapia cognitivo-comportamentale

Non lavora sul suono, lavora sulla reazione al suono: pensieri catastrofici, controllo dell’attenzione, tecniche di rilassamento e mindfulness. È l’approccio più studiato fra questi, e quello che cambia non è il volume percepito ma il peso che il suono ha sulla giornata. Molti centri la propongono insieme alla TRT.

Rilassamento e protezione: la parte quotidiana

Respirazione profonda, orari di sonno regolari, meno caffeina e alcol la sera, attività fisica: cose gratuite, che spostano poco per volta, che aiutano a tenere basso il carico e che nessuno ti venderà mai. E l’utilizzo dei tappi per le orecchie al concerto, in officina, quando usi attrezzi rumorosi: costano pochi euro e sono l’unica voce di questa lista che agisce prima del danno invece che dopo. È anche l’unico pezzo della salute del tuo udito che dipende per intero da te.

Farmaci: cosa può prescrivere un medico e cosa no

Per l’acufene cronico non esiste oggi un farmaco autorizzato con questa indicazione, e chi te ne offre uno sta vendendo altro. I farmaci entrano in gioco sulla causa, quando una causa c’è: la terapia cortisonica nelle prime ore di una perdita uditiva improvvisa, il trattamento della malattia di Ménière, la cura di un’otite, il controllo della pressione. E quando l’ansia o l’insonnia diventano il problema principale, il medico può trattare quelle, che sono disturbi con terapie proprie ed effetti indesiderati da valutare. Sono decisioni cliniche: si prendono in ambulatorio, non su un sito.

App, generatori di suono e programmi online

Le applicazioni di arricchimento sonoro riproducono rumore bianco e paesaggi sonori regolabili e costano poco o niente; i generatori da comodino fanno la stessa cosa senza telefono. Esistono anche programmi online di terapia cognitivo-comportamentale, usati dove le liste d’attesa dei centri sono lunghe: stesso schema del percorso in presenza, esercizi settimanali, un terapeuta che segue a distanza. Sono strumenti di supporto, non una diagnosi — e il test dell’udito online non sostituisce l’audiometria.

Aurivit non compare in questa lista di trattamenti, ed è voluto. È un integratore alimentare: non è una terapia, non sostituisce la visita, non sostituisce un apparecchio acustico né un percorso TRT, e non li rende più efficaci. Riguarda un’altra cosa, l’apporto quotidiano di magnesio, zinco, vitamina B12, vitamina A e vitamina B2, con le sole indicazioni autorizzate in Europa per quei nutrienti — fra queste, normale funzionamento del sistema nervoso, protezione delle cellule dallo stress ossidativo, riduzione della stanchezza e dell’affaticamento; l’elenco completo è quello riportato in etichetta, e nessuna di quelle indicazioni riguarda l’udito. La nostra posizione è questa: si prende accanto a quello che ti indica lo specialista, mai al posto suo, e se sei già in terapia vale la pena consultare il medico prima di aggiungerlo. Se qualcuno ti propone una capsula come alternativa alla visita, quella capsula la stai pagando due volte.

Come funziona la formula

«Neuro-Auditory Protection» è scritto sull’etichetta perché descrive come i sette attivi si dividono il lavoro. Ognuno copre un fronte diverso.

Sezione della coclea con i capillari che portano il sangue all’orecchio interno

Circolazione

Microcircolo dell’orecchio interno

Le cellule ciliate dell’orecchio interno non hanno riserve: vivono di quello che il sangue porta loro momento per momento, ed è la ragione per cui la microcircolazione è il primo capitolo di qualunque discorso sull’apparato uditivo. Il ginkgo biloba è l’estratto botanico più studiato in quest’area della ricerca. Noi lo dosiamo a 240 mg al giorno con la titolazione dichiarata, e ci fermiamo qui: in Europa i claim sui botanici sono sospesi, quindi non gli attribuiamo nessuna funzione.

Profilo di una testa con un segnale nervoso calmo che la attraversa

Sistema nervoso

Il carico sul sistema nervoso

Le indicazioni di questo blocco vengono dai nutrienti, non dalle piante: la vitamina B2 e la vitamina B12 contribuiscono al normale funzionamento del sistema nervoso e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento, e lo stesso vale per il magnesio, che contribuisce anche alla normale funzione psicologica. La rodiola rosea è un estratto di radice usato da secoli nella tradizione nordica nei periodi di stanchezza e sovraccarico: è un uso tradizionale, non un’indicazione autorizzata, e infatti accanto alla rodiola non scriviamo nessuna funzione.

Cellula protetta da uno scudo contro lo stress ossidativo

Protezione

Difesa delle cellule

La vitamina B2 contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. La vitamina A al mantenimento di membrane mucose normali. È la parte di manutenzione della formula: meno appariscente, e quella che si sente sul lungo periodo.

Cosa c’è dentro una capsula

Sette attivi, nient’altro. Accanto a ciascuno trovi quanto ne prendi in una capsula e quanto in una giornata da due.

Ingrediente Titolazione Per capsula Al giorno (2 cps) % VNR
Ginkgo biloba Ginkgo biloba L. 24 % / 6 % 120 mg 240 mg
Rodiola rosea Rhodiola rosea L. 3 % / 1 % 240 mg 480 mg
Magnesio Magnesii oxidum 36 mg 72 mg 19 %
Zinco Zinci citras 5 mg 10 mg 100 %
Vitamina B12 Cyanocobalamin 2,5 µg 5 µg 200 %
Vitamina A Retinol 400 µg RE 800 µg RE 100 %
Vitamina B2 (riboflavina) Riboflavin 1,4 mg 2,8 mg 200 %
Totale attivi 440,3 mg 880,6 mg 88 %

Gli estratti sono titolati: ginkgo al 24% di glicosidi flavonoidici e al 6% di lattoni terpenici, rodiola al 3% di rosavine e all’1% di salidroside. Vuol dire che la quantità di principi attivi è la stessa in ogni capsula, lotto dopo lotto — non dipende dal raccolto.

Composizione completa

Come si prende

  1. Una capsula la mattina

    Con la colazione, con un bicchiere d’acqua.

  2. Una capsula la sera

    Con la cena. Distanziare le due dosi tiene il livello di attivi più costante nell’arco della giornata.

  3. Dieci giorni per confezione

    20 capsule, due al giorno. Il ciclo si valuta alla fine, non al terzo giorno.

Due capsule portano 800 µg RE di vitamina A, cioè il 100% del valore nutritivo di riferimento giornaliero: per questo Aurivit non va sommato ad altri integratori che contengono vitamina A.

Schema: una capsula la mattina, una la sera, per dieci giorni

Perché Aurivit si ordina solo qui

Aurivit non è in farmacia, non è su Amazon, non è nei marketplace. Lo produciamo noi e lo spediamo noi. È una scelta, e ha tre motivi concreti.

  1. Il prezzo non paga tre intermediari

    39 € invece di 78 € non è una promozione a tempo: è quello che resta quando dal prezzo togli distributore, grossista e ricarico del punto vendita. In farmacia lo stesso prodotto costerebbe il doppio, e non perché valga di più.

  2. Sappiamo da quale lotto arriva la tua confezione

    Ogni ordine parte dal nostro magazzino. Se ci chiami per un problema, risaliamo al lotto in un minuto. Quando un prodotto passa per quattro mani, quella catena si spezza.

  3. Paghi quando ce l’hai in mano

    Nessun anticipo, nessuna carta inserita su un sito. Il corriere consegna, tu guardi la confezione e paghi in contanti o con carta. Se non ti convince, non paghi.

Cosa raccontano i clienti

Riportiamo quello che ci dicono al telefono quando richiamiamo dopo il primo ciclo.

Ho lavorato vent’anni in una carpenteria e il fischio ce l’ho da sempre. Non è sparito, sarei bugiardo a dirlo. Ma la sera adesso mi addormento senza starci a pensare, e prima era la cosa che mi teneva sveglio.

Giuseppe M. Bergamo, 58 anni

L’ho preso più per la stanchezza che per le orecchie, sinceramente. Alla seconda settimana mi sono accorta che al lavoro reggevo meglio il rumore dell’open space. Il ronzio c’è ancora ma mi dà meno fastidio.

Anna R. Roma, 46 anni

Mia moglie diceva che alzavo troppo la televisione. Dopo un mese ha smesso di dirlo. Non so quantificare, so che la lite serale non c’è più.

Mario C. Napoli, 63 anni

Suono la batteria dal liceo e per anni senza tappi. Ho ordinato la prima confezione per curiosità. La differenza l’ho notata in macchina, che è il posto dove sentivo di più il fischio.

Silvia D. Torino, 41 anni

Ordinato di venerdì, arrivato il mercoledì. Pagato al corriere senza anticipare niente, e questa cosa mi ha convinto più della pubblicità. Sono alla seconda confezione.

Franco P. Bari, 55 anni

Prima confezione finita. Il ronzio la sera si sente meno, ma quello che è cambiato davvero è che al ristorante riesco a seguire chi parla senza chiedere di ripetere.

Elena V. Padova, 49 anni

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Domande frequenti

Che esami servono per capire da dove arriva l’acufene?

Si parte dalla visita otorinolaringoiatrica. Con l’otoscopia si osservano il condotto uditivo e la membrana timpanica, e in pochi minuti si escludono le cause più banali, come un tappo di cerume o un’otite in corso. Poi c’è l’esame audiometrico tonale, che misura quanto senti a ogni frequenza; l’impedenzometria, che valuta il funzionamento dell’orecchio medio; e l’acufenometria, che prova a stabilire su quale frequenza e a quale intensità si colloca il tuo suono.

Il test dell’udito gratuito dei centri acustici è uno screening, non una diagnosi: serve a capire se conviene approfondire. Gli esami di imaging, TAC e risonanza, non si fanno per cercare a caso: li richiede lo specialista quando ha un sospetto preciso da confermare.

Sento il fischio in un orecchio solo: cambia qualcosa?

Cambia la fretta. Un acufene che riguarda un orecchio solo e non passa è la situazione in cui gli specialisti raccomandano di farsi visitare senza aspettare, perché la lista delle cause da escludere è più corta e più specifica di quella di un fischio su entrambi i lati. Lo stesso vale se il suono è comparso all’improvviso o si accompagna a vertigini e a un calo dell’udito.

Non significa che ci sia qualcosa di grave: nella maggior parte dei casi non c’è. Significa che l’ordine giusto è visita prima e tutto il resto dopo, Aurivit compreso.

La pressione alta c’entra con il fischio nelle orecchie?

Con l’acufene pulsante spesso sì: è il suono che si percepisce a ritmo con il battito, ed è la forma che più spesso rimanda a una causa vascolare o legata alla pressione. La cosa da fare è misurare la pressione per qualche giorno di seguito, annotare i valori e portarli al medico, invece di cercare un rimedio per il rumore.

Se sei già in terapia per l’ipertensione, non modificare niente di tua iniziativa. Aurivit non agisce sulla pressione arteriosa, non va usato per gestirla e non sostituisce i farmaci che ti sono stati prescritti.

Può essere solo cerume, o un farmaco che sto prendendo?

Sono le due ipotesi più rapide da verificare, ed è il motivo per cui vengono controllate per prime. Un tappo di cerume si vede con l’otoscopio e si rimuove in una seduta con gocce o lavaggio; se era quello, il fischio se ne va con lui. Non provare a toglierlo da solo con i cotton fioc: lo spingi più in fondo e peggiori la situazione.

Sui farmaci il discorso è simile. Esistono farmaci noti come ototossici: alcuni antibiotici, alcuni chemioterapici, i diuretici dell’ansa, l’acido acetilsalicilico ad alte dosi e per periodi lunghi. Se il suono è comparso dopo l’inizio di una terapia, la persona da chiamare è chi te l’ha prescritta. Non sospendere e non ridurre niente da solo.

L’acufene può dipendere dalla cervicale?

Esiste una forma che gli specialisti chiamano somatosensoriale: il suono cambia quando ruoti il collo, stringi i denti o premi sulla mandibola. In quei casi la tensione muscolare di collo e spalle e i disturbi dell’articolazione temporomandibolare modulano quello che senti. Non lo creano dal nulla, ma ne spostano l’intensità, e questo si nota nell’arco della stessa giornata.

È una delle poche situazioni con una risposta pratica: fisioterapia mirata, lavoro sulla postura, valutazione del bruxismo se digrigni i denti la notte, pause dalle posizioni fisse al computer. Su questo percorso Aurivit non ha nessun ruolo: non è un trattamento per la cervicale e non lo presentiamo come tale.

Con l’acufene non riesco a dormire: Aurivit aiuta?

Dentro non c’è melatonina né altro che induca il sonno: Aurivit non è un sonnifero e non lo diventa. Nessuno degli ingredienti ha un’indicazione autorizzata sul sonno, e non gliene attribuiamo una. Le indicazioni autorizzate di magnesio e vitamina B12 riguardano altro: contribuiscono al normale funzionamento del sistema nervoso e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento.

Sul sonno pesa molto anche una cosa che non costa niente: non cercare il silenzio assoluto. In una stanza perfettamente silenziosa il fischio resta l’unica cosa da sentire. Un ventilatore, una radio a volume bassissimo, un qualsiasi rumore di fondo riducono il contrasto. Se però sono settimane che non dormi, il passo giusto è una visita, non una capsula in più.

L’acufene mi dà ansia e mi sta rovinando le giornate. Cosa si può fare?

Il legame è documentato e va in tutte e due le direzioni: l’ansia rende l’acufene più fastidioso, e l’acufene alimenta l’ansia. È il motivo per cui due persone con lo stesso suono in testa lo vivono in modo completamente diverso.

Su questo fronte le cose che funzionano sono la terapia cognitivo-comportamentale e la TRT (Tinnitus Retraining Therapy), e le gestiscono centri specializzati — non un integratore. Aurivit copre solo la parte nutrizionale e non ha indicazioni sull’ansia: del magnesio è autorizzato dire che contribuisce alla normale funzione psicologica e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento. È un pezzo del quadro, non il quadro.

Quali carenze possono entrarci con l’acufene?

Le vitamine e i minerali che tornano sempre in questa discussione sono tre: vitamina B12, zinco e magnesio. Il punto onesto è che nessuna carenza è dimostrata come causa dell’acufene. Integrarle ha un senso preciso quando la carenza c’è davvero, e la carenza la vede un esame del sangue, non un sito.

Aurivit copre il 200% del valore di riferimento della B12 e il 100% dello zinco; sul magnesio si ferma al 19%, perché quello arriva soprattutto dalla tavola. La parte di apporto la fa. La diagnosi no. Se sospetti un deficit — dieta ristretta, problemi di assorbimento, stanchezza che non passa — chiedi gli esami al tuo medico. Sulla pagina della composizione trovi ogni nutriente con la sua indicazione autorizzata, parola per parola.

Si può guarire dall’acufene?

Un acufene comparso da poco, legato a un tappo di cerume, a un’infezione o a una serata troppo rumorosa, spesso se ne va da solo o quando si risolve la causa. Un acufene presente da anni di solito resta.

Su quello cronico oggi non esiste un farmaco validato e non esiste un integratore che lo elimini, Aurivit compreso: chi te lo promette ti sta vendendo un’altra cosa. Quello che i percorsi riabilitativi riescono a cambiare, e che gli specialisti misurano con questionari come il THI (Tinnitus Handicap Inventory), è quanto spazio l’acufene si prende nella giornata.

Quale magnesio contiene Aurivit?

Ossido di magnesio: 60 mg di sale per capsula, che danno 36 mg di minerale vero e proprio, 72 mg al giorno. In etichetta scriviamo tutti e due i numeri, perché confonderli è il trucco più vecchio del settore — «60 mg di magnesio» e «60 mg di ossido di magnesio» non sono la stessa cosa.

Non esiste una forma di magnesio dimostrata come migliore per l’acufene, e non la vendiamo così. L’ossido è la forma più concentrata in minerale: a parità di peso occupa meno spazio, ed è quello che ci permette di stare dentro i 500 mg di capsula mantenendo ginkgo e rodiola alle quantità dichiarate in etichetta.

In quanto tempo si sente qualcosa?

Gli estratti titolati di questo tipo vengono normalmente valutati su cicli di settimane, non di giorni: è la scala su cui ha senso ragionare, e non promettiamo niente prima. Chi ci richiama parla di una differenza percepita fra la fine della prima confezione e la metà della seconda — quindi fra il decimo e il quindicesimo giorno.

La prima cosa che di solito cambia non è il volume del fischio, ma quanto occupa: si nota meno la sera, e ci si addormenta senza pensarci.

Una confezione basta?

Una confezione sono dieci giorni. Serve a capire come reagisci: se lo digerisci bene, se noti qualcosa. Per un ciclo completo servono almeno due confezioni consecutive, perché è su trenta giorni che gli estratti titolati vengono normalmente studiati.

Si può prendere insieme ad altri farmaci?

Il ginkgo biloba interferisce con gli anticoagulanti e gli antiaggreganti. Se prendi warfarin, cardioaspirina o simili, parlane prima con il tuo medico.

Stesso discorso se sei in gravidanza o allattamento, o se hai un intervento programmato nelle prossime due settimane.

Quanto costa la spedizione?

La spedizione in Italia è inclusa nei 39 €. Il corriere consegna in 2–5 giorni lavorativi e si paga a lui, in contanti o con carta.

Devo pagare qualcosa adesso?

No. Su questa pagina lasci solo nome e numero di telefono. Il pagamento avviene alla consegna, al corriere. Non chiediamo dati della carta e non li conserviamo.

Aurivit è un farmaco?

No, è un integratore alimentare. Non sostituisce una diagnosi né una terapia. Se l’acufene è comparso di colpo o riguarda un solo orecchio, la prima cosa da fare è una visita otorinolaringoiatrica.

Cosa si può prendere per calmare gli acufeni?

Non esiste una pastiglia che spenga il suono: per l’acufene cronico non c’è un farmaco autorizzato con questa indicazione, e nessun integratore ne ha una. Quello che si prende, quando serve, riguarda la causa o le conseguenze — un cortisonico nelle prime ore di una perdita uditiva improvvisa, la cura di un’otite, la terapia dell’ipertensione, i farmaci per l’ansia o l’insonnia quando sono quelle a dominare la giornata. Sono decisioni di un medico, con i loro effetti indesiderati da mettere sul piatto.

Quello che puoi fare subito e senza ricetta è togliere il silenzio assoluto — un rumore di fondo basso la sera riduce il contrasto con il fischio — e abbassare l’esposizione al rumore forte. Aurivit sta su un piano diverso: è un integratore alimentare, porta nutrienti con le loro indicazioni autorizzate, non calma un acufene e non lo presentiamo così.

Esistono nuove cure per l’acufene?

Nessuna che oggi si possa comprare come cura. La ricerca lavora soprattutto su due filoni: la stimolazione bimodale, che combina suoni e stimolazione di un nervo, e la neuromodulazione. Sono dispositivi, non capsule, e quello che se ne riporta è una riduzione del fastidio in una parte delle persone trattate, non la scomparsa del suono.

Nel frattempo i trattamenti che i centri usano davvero sono quelli consolidati: apparecchi acustici quando c’è una perdita uditiva, terapia del suono, TRT, terapia cognitivo-comportamentale. Quello che aiuta un paziente non aiuta quello dopo, ed è il motivo per cui si parte sempre dagli esami e non dal prodotto.

I rimedi della nonna per l’acufene funzionano?

Aglio nell’orecchio, gocce di olio caldo, impacchi, cotone imbevuto: sono i rimedi che tornano più spesso nelle ricerche online, e nessuno di questi ha una base. Alcuni sono soltanto inutili, altri fanno danno — mettere olio o aglio nel condotto uditivo lo irrita, e se la membrana timpanica è perforata diventa un problema serio. I cotton fioc peggiorano il cerume invece di toglierlo, perché lo spingono più in fondo.

Agopuntura e medicina cinese vengono citate spesso: non ci sono prove solide che modifichino l’acufene. Le uniche cose gratuite che valgono il tempo che costano sono banali: sonno regolare, meno caffeina e alcol la sera, un rumore di fondo basso nella stanza, tappi quando l’ambiente è rumoroso.

Esistono esercizi utili per l’acufene?

Non esistono esercizi che spengano il suono, ma ci sono due situazioni in cui il movimento cambia qualcosa. La prima è l’acufene somatosensoriale: se il fischio cambia quando ruoti il collo o stringi i denti, il lavoro sulla muscolatura cervicale e mandibolare — fisioterapia mirata, esercizi di postura, valutazione del bruxismo — è la strada, e la indica un fisioterapista dopo la visita.

La seconda è la gestione dello stress: respirazione lenta, rilassamento muscolare progressivo, mindfulness. Non toccano il suono, aiutano a non stare in allerta, ed è lo stesso meccanismo su cui lavora la terapia cognitivo-comportamentale. Gli esercizi di riabilitazione vestibolare invece servono per le vertigini, non per l’acufene: restano cose diverse anche quando compaiono insieme.

Chi soffre di acufene? È un problema di anziani?

No. La frequenza cresce dai cinquant’anni in poi, ma i pazienti più giovani non sono un’eccezione: musicisti, tecnici del suono, operai, militari, e chiunque passi la giornata con le cuffie a volume alto. L’acufene segue l’esposizione al rumore più dell’anagrafe.

Quello che cambia molto da persona a persona è quanto pesa: la stessa intensità può essere un dettaglio per uno e togliere il sonno a un altro. È il motivo per cui i questionari usati dagli specialisti misurano l’impatto sulle attività quotidiane e non i decibel, e per cui il percorso si costruisce sul singolo caso.

Dopo quanto tempo un acufene va via da solo?

Quando dipende da una causa che si risolve — un tappo di cerume, un’otite, una serata troppo rumorosa — di solito se ne va con lei, nell’arco di ore o di qualche settimana. È il caso più frequente in assoluto, ed è anche il motivo per cui non conviene farsi prendere dal panico il primo giorno.

Se supera i tre mesi si parla di acufene cronico, e da lì la domanda cambia: non più quando sparisce, ma quanto spazio si prende. Su quello i percorsi riabilitativi ottengono risultati misurabili, e molte persone arrivano a non pensarci per giornate intere pur avendo il suono ancora lì.

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