Composizione di Aurivit: cosa contiene ogni capsula

Una capsula pesa 500 mg. Di questi, 440,3 mg sono attivi — l’88%. Qui trovi ogni ingrediente con la quantità esatta per capsula e per giornata da due capsule, l’indicazione autorizzata che gli corrisponde e, dove non ce n’è nessuna, il motivo.

Non usiamo la formula «complesso proprietario» per non dire quanto c’è dentro. Ogni numero di questa pagina è quello che trovi sull’etichetta della confezione che ricevi.

Quali carenze vitaminiche possono causare l’acufene è la domanda che ci arriva più spesso, e la risposta la mettiamo in cima alla pagina invece che in fondo: nessuna carenza è stata dimostrata come causa dell’acufene. Chi cerca rimedi per gli acufeni arriva quasi sempre agli stessi tre nomi — vitamina B12, zinco, magnesio — e sono davvero le carenze più frequenti fra quelle di cui si discute, ma restano un problema a sé: possono accompagnare un fischio nelle orecchie senza averlo provocato. Qui sotto trovi quanto ne contiene una capsula e, per ciascuna, l’unica cosa che è autorizzato dire.

Una carenza si vede con un esame del sangue e la valuta un medico. Contano l’età, la dieta, l’assorbimento intestinale e l’uso prolungato di certi farmaci. Se hai una stanchezza che non passa da tempo, un’alimentazione ristretta o disturbi digestivi, gli esami li chiedi al tuo medico: nessun sito, nessun questionario e nessun integratore sostituisce quel prelievo. Questa pagina serve a dirti cosa prendi, non a dirti di cosa hai bisogno.

Quello che un integratore alimentare può dichiarare in Europa è un elenco chiuso di indicazioni sulla salute, autorizzate nutriente per nutriente. Le riportiamo tutte qui sotto, nella formula esatta con cui sono autorizzate. Nessuna riguarda l’udito, la coclea, le vie uditive o l’acufene: quei claim non esistono, e noi non li scriviamo nemmeno girati in una frase più morbida. Il benessere di cui parliamo è quello generale a cui quei nutrienti sono associati in etichetta, e si ferma lì.

Ingrediente Titolazione Per capsula Al giorno (2 cps) % VNR
Ginkgo biloba Ginkgo biloba L. 24 % / 6 % 120 mg 240 mg
Rodiola rosea Rhodiola rosea L. 3 % / 1 % 240 mg 480 mg
Magnesio Magnesii oxidum 36 mg 72 mg 19 %
Zinco Zinci citras 5 mg 10 mg 100 %
Vitamina B12 Cyanocobalamin 2,5 µg 5 µg 200 %
Vitamina A Retinol 400 µg RE 800 µg RE 100 %
Vitamina B2 (riboflavina) Riboflavin 1,4 mg 2,8 mg 200 %
Totale attivi 440,3 mg 880,6 mg 88 %
Foglie di ginkgo biloba

Ginkgo biloba — 120 mg per capsula, 240 mg al giorno

Estratto di foglie titolato al 24% di glicosidi flavonoidici e al 6% di lattoni terpenici. È la titolazione standard con cui il ginkgo viene studiato: senza quel numero, «estratto di ginkgo» non dice niente sulla quantità di principi attivi.

Due capsule portano a 240 mg al giorno. È la fascia alta dell’intervallo in cui questo estratto viene normalmente impiegato — 120–240 mg — non una traccia messa lì per poterlo scrivere in etichetta.

In Europa nessuna indicazione sulla salute può essere associata al ginkgo: i claim sui botanici sono sospesi in attesa di valutazione. Accanto a questa voce non troverai scritta nessuna funzione, né qui né sulla confezione, e non è una dimenticanza. Quello che dichiariamo è verificabile e finisce lì: specie, parte della pianta, quantità, titolazione. Una nota d’uso che riguarda la sicurezza e non un beneficio: il ginkgo interferisce con anticoagulanti e antiaggreganti, quindi chi assume questi farmaci ne parla prima con il medico, e lo stesso vale nelle due settimane che precedono un intervento programmato.

Radice di rodiola rosea con piccoli fiori gialli

Rodiola rosea — 240 mg per capsula, 480 mg al giorno

Estratto di radice titolato al 3% di rosavine e all’1% di salidroside: il rapporto 3:1 che la ricerca sulla rodiola usa come riferimento.

Due capsule fanno 480 mg al giorno, la metà alta dell’intervallo in cui questo estratto viene di solito studiato (200–600 mg). Nella tradizione nordica ed est-europea la radice si usa nei periodi di stanchezza e sovraccarico.

Anche per la rodiola vale la sospensione europea dei claim sui botanici: nessuna funzione dichiarata, solo quantità e titolazione. L’uso tradizionale nordico ed est-europeo è un dato etnobotanico, non un’indicazione autorizzata, e non lo diventa per il fatto di essere antico. La pianta cresce sui rilievi artici e sui Carpazi, la radice si raccoglie in autunno, e da un chilo di radice secca si ricava una frazione di estratto titolato: è la ragione per cui 480 mg al giorno pesano sul costo della capsula più di tutto il resto messo insieme.

Magnesio — 36 mg per capsula, 72 mg al giorno (19% VNR)

Arriva da ossido di magnesio: 60 mg di sale per capsula, che danno 36 mg di minerale. Il magnesio contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso e alla normale funzione psicologica, alla riduzione di stanchezza e affaticamento, alla normale funzione muscolare e all’equilibrio elettrolitico. Sono le indicazioni autorizzate in Europa, e sono le uniche che scriviamo.

Due capsule coprono il 19% del valore nutritivo di riferimento. È una quota voluta: il magnesio si prende soprattutto a tavola — verdure a foglia, frutta secca, legumi — e Aurivit lo affianca, non lo sostituisce. Restare sotto il valore pieno vuol dire anche che non devi rifare i conti con quello che mangi.

Sulla carenza, il quadro reale: il deficit conclamato è raro in chi mangia in modo vario, mentre gli apporti sotto la raccomandazione sono comuni, soprattutto in chi mangia pochi vegetali a foglia, poca frutta secca e pochi legumi. L’esame del sangue standard misura il magnesio nel siero, che è meno dell’uno per cento del magnesio dell’organismo: per questo un valore normale non esclude un apporto insufficiente, ed è una valutazione da fare con il medico e non a occhio. Nessuna delle cinque indicazioni autorizzate del magnesio riguarda l’udito, il sonno o l’ansia.

Zinco — 5 mg per capsula, 10 mg al giorno (100% VNR)

Arriva da citrato di zinco: 16 mg di sale per capsula, che danno 5 mg di minerale. Lo zinco contribuisce alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo, alla funzione cognitiva normale, al mantenimento della capacità visiva normale e al normale metabolismo dei macronutrienti.

Due capsule fanno 10 mg, cioè il 100% del valore nutritivo di riferimento giornaliero: la giornata è coperta, e per questo Aurivit non va sommato a multivitaminici che contengono zinco. Nella formula lo zinco lavora sullo stesso fronte della vitamina B2, la difesa delle cellule dalle ossidazioni, ed è la ragione per cui ci sono tutti e due.

La carenza di zinco è più frequente negli anziani, in chi segue diete povere di proteine animali, in chi ha problemi di assorbimento intestinale e in chi assume diuretici per lungo tempo. Si valuta con gli esami, non a sensazione. E l’eccesso non è innocuo: dosi alte e prolungate interferiscono con l’assorbimento del rame, ed è il motivo per cui ci fermiamo al 100% del valore di riferimento invece di rilanciare con numeri che fanno più effetto in etichetta. Anche qui, nessuna delle quattro indicazioni autorizzate dello zinco riguarda l’udito.

Vitamina B12 (cianocobalamina) — 2,5 µg per capsula, 5 µg al giorno (200% VNR)

Cianocobalamina, la forma più stabile e la più usata negli integratori. La vitamina B12 contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso, alla normale formazione dei globuli rossi, alla riduzione di stanchezza e affaticamento e al normale metabolismo dell’omocisteina.

Due capsule portano 5 µg, il doppio del valore di riferimento. La quota è alta di proposito: l’assorbimento della B12 cala con l’età, e chi mangia poca carne o poco pesce parte già basso. È idrosolubile, quindi quello che l’organismo non usa viene eliminato — lo stesso motivo per cui teniamo al doppio anche la B2.

È la carenza con più probabilità di essere davvero presente, e si trova con un esame del sangue. Le situazioni tipiche sono note: gastrite atrofica, interventi sullo stomaco o sull’intestino, alimentazione vegana stretta, uso prolungato di metformina o di inibitori della pompa protonica, e semplicemente l’età. I sintomi di un deficit — stanchezza marcata, formicolii alle mani e ai piedi, pallore — sono aspecifici e non si diagnosticano da soli. Quando la carenza c’è, dose e via di somministrazione le decide il medico in base ai valori: 5 µg al giorno sono un apporto quotidiano, non la terapia di un deficit conclamato.

Nella somma degli attivi la B12 compare come 2,5 mg, non come 2,5 µg: la cianocobalamina pura si dosa in microgrammi, quindi in produzione si parte da una diluizione allo 0,1 % e nella capsula finiscono 2,5 mg di materia prima che portano 2,5 µg di vitamina. È il motivo per cui il totale degli attivi fa 440,3 mg e non 437,8: se sommi le righe della tabella e ti torna un numero diverso, la differenza è tutta qui.

Vitamina A — 400 µg RE per capsula, 800 µg RE al giorno (100% VNR)

Contribuisce al mantenimento di membrane mucose normali e della capacità visiva normale.

Due capsule coprono l’intero valore nutritivo di riferimento della giornata. Per questo Aurivit non va abbinato ad altri integratori contenenti vitamina A.

È liposolubile e si accumula nel fegato: è l’unico nutriente della formula per cui l’eccesso conta più della carenza, e il motivo per cui restiamo esattamente sul valore di riferimento invece di superarlo. Chi prende già un multivitaminico, olio di fegato di merluzzo o un prodotto a base di retinolo non deve sommarli; in gravidanza il retinolo va sempre valutato con il medico. Una precisazione che vale la pena fare: l’indicazione sulla capacità visiva normale riguarda la vista, non l’udito. La riportiamo perché è quella autorizzata, non perché abbia a che vedere con il fischio.

Vitamina B2 (riboflavina) — 1,4 mg per capsula, 2,8 mg al giorno (200% VNR)

Contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso, alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo e alla riduzione di stanchezza e affaticamento.

Due capsule coprono 2,8 mg, il doppio del valore nutritivo di riferimento. La riboflavina è idrosolubile: quello che non serve viene eliminato.

La carenza isolata di riboflavina è rara alle nostre latitudini, perché latte, uova, carne e cereali integrali ne portano a sufficienza. L’eccesso invece si vede: nelle ore successive alla capsula le urine diventano giallo acceso. È la parte non utilizzata che viene eliminata, è del tutto innocua, e ce lo chiedono al telefono abbastanza spesso da metterlo per iscritto. Delle indicazioni autorizzate della B2 nessuna riguarda l’udito, e quella sulle membrane mucose è generale, non riferita a un organo in particolare.

Foglie di ginkgo biloba

Dall’orecchio esterno alla corteccia uditiva: come funziona l’udito, e che cosa dice davvero l’etichetta

Il suono è una vibrazione dell’aria, e il primo tratto del percorso è meccanico. Il padiglione auricolare raccoglie la vibrazione e la incanala nel condotto uditivo fino alla membrana timpanica, che si mette a vibrare. Dietro il timpano i tre ossicini dell’orecchio medio — martello, incudine e staffa — trasmettono e amplificano quel movimento fino alla coclea, la struttura a spirale dell’orecchio interno. Dentro la coclea migliaia di cellule ciliate convertono il movimento in impulsi elettrici. Da qui in poi il percorso è nervoso: il nervo acustico porta gli impulsi alla corteccia uditiva, e solo a quel punto il suono diventa un suono. L’orecchio raccoglie; a sentire è il cervello.

Questo spiega come si possa percepire un suono che fuori non c’è. Quando una parte della coclea smette di lavorare — anni di rumore, età, un farmaco ototossico — la corteccia uditiva continua ad aspettare segnale su quelle frequenze e non lo riceve. Secondo la spiegazione oggi più accreditata l’attività nelle vie uditive centrali aumenta, il sistema alza il guadagno per cercare quello che non arriva più, e quell’attività viene percepita come suono. È il motivo per cui un acufene non si registra con un microfono e non lo sente nessun altro: la vibrazione non c’è, l’attività nervosa sì. Più a monte anche l’orecchio medio può alterare il quadro: un tappo di cerume nel condotto, un’otite, una tuba di Eustachio congestionata cambiano la trasmissione prima ancora che il segnale arrivi alla coclea.

Su questo percorso nessun nutriente ha un’indicazione che riguardi la percezione del suono: in Europa un claim del genere non esiste, e noi non lo scriviamo. Quello che le indicazioni autorizzate dicono riguarda funzioni generali dell’organismo in persone sane, non l’orecchio e non un disturbo: le riportiamo come stanno in etichetta. Magnesio, vitamina B12 e vitamina B2 contribuiscono al normale funzionamento del sistema nervoso: è un’indicazione generale, riferita al sistema nervoso nel suo insieme, non all’udito. Zinco e vitamina B2 contribuiscono alla protezione delle cellule dallo stress ossidativo. Vitamina A e vitamina B2 contribuiscono al mantenimento di membrane mucose normali: anche qui l’indicazione è generale e non riguarda nessun organo in particolare. Magnesio, vitamina B12 e vitamina B2 contribuiscono inoltre alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento. Le altre le riportiamo lo stesso, perché sono in etichetta: la B12 contribuisce alla normale formazione dei globuli rossi e al normale metabolismo dell’omocisteina; lo zinco alla normale funzione cognitiva e al normale metabolismo dei macronutrienti; il magnesio alla normale funzione muscolare, all’equilibrio elettrolitico e alla normale funzione psicologica; la vitamina A al normale metabolismo del ferro e alla normale funzione del sistema immunitario; vitamina A, B2 e zinco al mantenimento della capacità visiva normale.

Ginkgo e rodiola sono 360 dei 440,3 mg di attivi che stanno in una capsula, e sono le due voci accanto alle quali non trovi scritta nessuna funzione. In Europa i claim sui botanici sono sospesi in attesa di valutazione, quindi non ne attribuiamo nessuna. Di loro dichiariamo solo quantità e titolazione — 240 mg al giorno di estratto secco di foglie di Ginkgo biloba, titolato al 24% di glicosidi flavonoidici e al 6% di lattoni terpenici; 480 mg al giorno di estratto secco di radice di Rhodiola rosea, titolato al 3% di rosavine e all’1% di salidroside — e nient’altro: sono le titolazioni standard con cui questi due estratti vengono prodotti, e a queste quantità oggi in Europa non corrisponde nessuna indicazione fisiologica approvata. Il resto sono numeri di etichetta: 500 mg di contenuto per capsula, 440,3 mg di attivi, 59,7 mg di eccipienti che tengono la polvere stabile e scorrevole. L’involucro è a parte e non rientra in quei 500 mg.

Ci chiedono spesso perché in una formula così ci siano proprio questi sette ingredienti, se nessuno di loro ha un’indicazione sull’udito. La risposta è che le indicazioni autorizzate non ragionano per organo: descrivono funzioni generali dell’organismo — sistema nervoso, protezione delle cellule dalle ossidazioni, stanchezza — in persone sane, ed è su quello che sono state valutate. Nessun nutriente di questa formula ha un’indicazione autorizzata per ridurre i rumori che senti, per attenuare un fischio o per agire sulla funzionalità della coclea. Se leggi una frase del genere su un integratore, quel testo è irregolare, chiunque lo abbia scritto.

C’è poi la parte che questa pagina non copre, e conviene dirlo qui. Le cause di un acufene sono molte e si cercano con gli esami: audiometria e impedenzometria per capire da dove arriva, poi terapia del suono con suoni neutri tenuti a volume basso, apparecchi acustici quando c’è una perdita uditiva documentata, TRT e terapia cognitivo-comportamentale quando il disturbo pesa sulla qualità della vita. Sono i trattamenti che ai pazienti vengono proposti davvero, li gestiscono otorinolaringoiatri, audiologi e centri specializzati, e il loro obiettivo dichiarato è migliorare la qualità della vita, non spegnere il suono. Ridurre l’esposizione al rumore forte è l’unica voce che agisce prima del danno anziché dopo. Aurivit sta accanto a tutto questo come apporto nutrizionale quotidiano e non al posto di niente: non è un trattamento e non è una cura, è un integratore, e la differenza la teniamo scritta anche su questa pagina.

Perché la titolazione conta più della lista

Due integratori possono dichiarare entrambi «estratto di ginkgo biloba 120 mg» ed essere prodotti diversi. Quello che cambia è quanti principi attivi ci sono dentro quei 120 mg.

Un estratto titolato al 24% garantisce 28,8 mg di glicosidi flavonoidici per capsula, sempre, indipendentemente dal raccolto. Un estratto non titolato garantisce solo il peso della polvere. È la differenza fra sapere cosa prendi e sperarlo.

È anche la voce che pesa di più sul costo, ed è la parte che i clienti guardano meno. Un estratto titolato costa un multiplo di uno non titolato a parità di peso: per questo due prodotti con le stesse parole in etichetta possono avere un prezzo lontanissimo l’uno dall’altro, e il più economico non è un affare. Quanto c’è dentro lo dice la titolazione, non la lista degli ingredienti, e il tempo per verificarlo è adesso — prima dell’ordine, non dopo.

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Domande frequenti

Contiene glutine o lattosio?

La formula non prevede glutine né lattosio fra gli ingredienti. Gli allergeni presenti sono indicati sulla confezione che ricevi.

Va bene per vegetariani?

Gli attivi sono di origine vegetale e minerale. Le indicazioni complete su involucro e coloranti sono riportate in etichetta.

Perché la vitamina A è al 100% e la B2 al 200%?

La vitamina A è liposolubile e si accumula, quindi restiamo esattamente sul valore di riferimento. La B2 è idrosolubile e l’eccesso viene eliminato con le urine: la portiamo al doppio perché è la vitamina che nella formula lavora su due fronti insieme, sistema nervoso e protezione dalle ossidazioni.

Quali carenze vitaminiche possono causare l’acufene?

Nessuna, per quanto se ne sa oggi: non esiste una carenza vitaminica dimostrata come causa dell’acufene, e chi la indica con sicurezza sta semplificando. Le tre di cui si discute sono vitamina B12, zinco e magnesio, e sono carenze frequenti e reali — solo che non sono il fischio. Possono esserci insieme a un acufene senza averlo provocato, e le due cose vanno tenute separate.

La differenza pratica è tutta qui: una carenza si vede con un esame del sangue e si corregge perché è una carenza, non perché senti un rumore. Se hai una dieta ristretta, problemi di assorbimento o una stanchezza che non passa, gli esami li chiedi al medico. Aurivit porta il 200% del valore di riferimento della B12 e il 100% dello zinco, ma resta un apporto quotidiano: non è una diagnosi e non è la terapia di una carenza conclamata.

Quale magnesio è meglio per gli acufeni?

Nessuno: non esiste una forma di magnesio con un’indicazione autorizzata diversa dalle altre, e nessuna di quelle indicazioni riguarda l’udito. Valgono per il magnesio come minerale — normale funzionamento del sistema nervoso, normale funzione psicologica, riduzione della stanchezza e dell’affaticamento, normale funzione muscolare, equilibrio elettrolitico — qualunque sia il sale che lo porta.

Fra ossido, citrato e bisglicinato cambiano due cose: quanto minerale c’è per milligrammo di sale e la tollerabilità intestinale. Noi usiamo ossido perché è la forma più concentrata — 60 mg di sale danno 36 mg di magnesio — e ci permette di stare dentro i 500 mg di capsula senza toccare le quantità di ginkgo e rodiola. Se cerchi «quale magnesio per acufeni», la risposta onesta è che stai cercando una gerarchia che non esiste.

Gli integratori per gli acufeni funzionano?

Dipende da cosa si intende per funzionare. Se la domanda è se un integratore fa sparire il suono, la risposta è no, e vale anche per il nostro: nessun integratore ha un’indicazione autorizzata per l’acufene, perché in Europa quel claim non è mai stato approvato per nessun nutriente e per nessun botanico.

Quello che un integratore alimentare fa davvero è portare nutrienti, con le indicazioni che quei nutrienti hanno e nient’altro. Ha senso come apporto quotidiano accanto a quello che ti indica lo specialista; non ne ha al posto della visita, degli esami dell’udito o di un percorso riabilitativo. E se un prodotto promette di ridurre il fischio o di eliminarlo in due settimane, quella promessa è irregolare prima ancora di essere falsa.

Aurivit è un nuovo integratore per gli acufeni?

È un integratore recente e lo vendiamo diretti, ma non è una novità nel senso in cui la parola viene usata online: dentro non c’è niente di sconosciuto. Ginkgo, rodiola, magnesio, zinco, B12, vitamina A e B2 sono materie prime standard, con titolazioni standard, usate da anni.

La differenza sta nei numeri dichiarati: 440,3 mg di attivi su una capsula da 500 mg, ginkgo titolato al 24% e al 6%, rodiola al 3% e all’1%, ogni quantità scritta per capsula e per giornata. Non è una formula nuova. È una formula leggibile, e nel nostro settore è già una scelta.

Aurivit aiuta con il sonno o con l’ansia?

No, e non lo scriviamo da nessuna parte. Dentro non c’è melatonina né nient’altro che induca il sonno, e nessun ingrediente ha un’indicazione autorizzata sul sonno o sull’ansia. Del magnesio è autorizzato dire che contribuisce alla normale funzione psicologica e alla riduzione della stanchezza e dell’affaticamento: è un’altra cosa, e ci fermiamo lì.

Sul sonno e sull’ansia di chi convive con un acufene lavorano strumenti diversi: orari regolari, un rumore di fondo basso nella stanza invece del silenzio assoluto, tecniche di rilassamento, terapia cognitivo-comportamentale nei casi che pesano di più. Se sono settimane che non dormi, quello che serve è una visita, non una capsula in più.

Perché accanto a ginkgo e rodiola non c’è scritta nessuna funzione?

Perché in Europa le indicazioni sulla salute relative ai botanici sono sospese in attesa di valutazione. Finché quella valutazione non arriva, nessun produttore può attribuire una funzione fisiologica al ginkgo o alla rodiola, e noi non facciamo eccezione: dichiariamo specie, parte della pianta, quantità e titolazione, punto.

Sono 360 dei 440,3 mg di attivi per capsula, quindi la parte più pesante della formula è anche quella di cui diciamo di meno. È una limitazione di quello che possiamo scrivere, non delle quantità: quelle restano quelle, e le puoi verificare in etichetta.

Ci sono effetti indesiderati o interazioni con i farmaci?

L’interazione da conoscere riguarda il ginkgo, che interferisce con anticoagulanti e antiaggreganti: se assumi warfarin, cardioaspirina o simili, parlane con il medico prima di iniziare, e sospendi due settimane prima di un intervento chirurgico programmato. Vale la pena consultarlo anche se segui una terapia continuativa, per esempio per la pressione o per la tiroide.

L’altro numero da tenere d’occhio è la vitamina A al 100% del valore di riferimento: è liposolubile e si accumula, quindi Aurivit non va sommato ad altri prodotti che ne contengono, e in gravidanza il retinolo va valutato con il medico. Sotto i 18 anni non è previsto. Se compaiono disturbi gastrici, di solito basta prendere le capsule a stomaco pieno.

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